
L'Occidente medievale e gli altri.
Scheda.
La filosofia araba e la Scolastica.
I paesi di lingua siriaca avevano avuto nei primi secoli dell'era
cristiana una fiorente letteratura. Il personaggio pi noto di
questo periodo fu Efrem il Siro, fondatore della Scuola di Edessa:
egli ebbe come collaboratori personaggi importanti del dibattito
filosofico-teologico di quel tempo, come Teodoro di Mopsuestia e
Nestorio, entrambi influenzati dal tardo neoplatonismo, corrente
filosofica che cercava di conciliare Platone con Aristotele. Nel
489 dopo Cristo la Scuola fu chiusa per ordine dell'imperatore
romano d'Oriente e i suoi maestri si rifugiarono in territorio
persiano, portandosi dietro i testi, tradotti in lingua siriaca,
di Plotino, Platone, Aristotele e di altri filosofi. Poco dopo,
nel 529, fu chiusa per ordine di Giustiniano anche la Scuola di
Atene: i filosofi greci si rifugiarono allora in Persia, che era
la grande nemica dell'impero bizantino. Conquistate la Persia e la
Siria gli Arabi vennero dunque in contatto con le opere dei grandi
filosofi greci, in particolar modo con quelle di Aristotele (le
prime traduzioni furono soprattutto dal siriaco all'arabo).
Aristotele, per, veniva interpretato in senso fortemente
neoplatonico e alcune opere di neoplatonici, come il celebre Liber
de causis, gli furono anche attribuite.
Nel nono secolo a Baghdad fu intrapreso un grande lavoro di
traduzioni: alla fine di quel secolo gli Arabi possedevano quasi
tutto di Aristotele e dei suoi maggiori commentatori greci
(Alessandro di Afrodisia, Temistio), un po' meno di Platone, e,
soprattutto, molte opere scientifiche (Euclide, Tolomeo,
Ippocrate, eccetera). Solo una minima parte degli studiosi arabi
si convert alla filosofia. Questi - che furono chiamati faylasuf
o falasifah, cio i filosofi - ebbero non pochi problemi a causa
della difficolt di accordare la teologia islamica con il pensiero
aristotelico; si cerc di risolvere questi problemi accentuando
l'interpretazione in senso neoplatonico dell'opera di Aristotele.
Questa impostazione filosofica rimase viva nella parte orientale
dell'impero arabo fino al sedicesimo secolo.
La Spagna era stata conquistata dagli Arabi nel 711; e ben presto
inizi la riconquista cristiana della penisola iberica, che ebbe
successo nella parte settentrionale del paese. Intanto nella parte
meridionale, rimasta sotto il dominio arabo, si stava sviluppando
una cultura di grande livello: Siviglia, che disponeva di una
famosa biblioteca, ne era l'esempio pi significativo. Nella
Spagna del dodicesimo secolo visse Averro, il grande
commentatore. Nello stesso periodo anche gli Ebrei spagnoli,
approfittando della grande tolleranza di cui godevano, furono
protagonisti di una grande rinascita culturale.
Tutto questo non poteva lasciare indifferente l'Occidente. Dopo
l'anno Mille la cultura filosofica dal mondo arabo cominci a
penetrare lentamente in quello cristiano e a influenzarlo
profondamente. Un esempio di questa influenza si trova nell'
Introduzione al Monologion di Anselmo d'Aosta, in cui il filosofo
riporta una interessante richiesta di alcuni suoi confratelli:
... che niente io vi asserissi sulla base dell'autorit della
Scrittura, ma che ogni mia asserzione fosse dimostrata dalla sola
succinta ed evidente necessit di ragione . Lo schema
agostiniano, che poneva il  Credo ut intelligam  accanto all'
Intelligo ut credam , cominci ad essere messo da parte in nome
della ricerca di una pura e semplice dimostrazione razionale delle
Verit di fede. Nel confronto con le religioni non cristiane lo
schema agostiniano era divenuto insufficiente. Se infatti la fede
deve precedere la ragione, non vi pu essere alcun terreno comune
di dialogo con il non credente, cio con colui che non accetta le
Verit di fede. La ragione, costituitasi del tutto
indipendentemente dalla fede, diventava, invece, quel terreno
comune necessario al dialogo.
Ma sul piano della ragione la cultura araba partiva avvantaggiata
dalla lunga visitazione della filosofia greca, che aveva favorito
anche un grande progresso tecnico-scientifico nell'algebra,
nell'alchimia, nell'astronomia, eccetera La consapevolezza di
questa inferiorit del mondo occidentale venne esplicitamente
ammessa da pi parti - in particolare dall'imperatore Federico
secondo, che si circond di sapienti musulmani -, mentre emergeva
la necessit di impossessarsi degli strumenti della filosofia
greca per confrontarsi con i musulmani (e con gli Ebrei) su un
piano di parit. Cos iniziarono le traduzioni in latino dei testi
greci classici.
La citt di Toledo, conquistata dai cristiani nel 1085, ma
mantenutasi citt araba ancora per molto tempo, fu il punto
d'incontro fra le due culture. Nella prima met del dodicesimo
secolo l'arcivescovo di Toledo, Raimondo, e il suo arcidiacono,
Domenico Gundissalino, organizzarono un' quipe di traduttori, che
in pochi decenni colm in gran parte le lacune del mondo
occidentale per quanto riguardava l'antica Grecia. Inoltre furono
tradotti anche testi di autori arabi ed ebrei.
Le conseguenze di questo lavoro di traduzione furono enormi. Esso
determin il passaggio dalla patristica, ancora fondata sul
pensiero di Agostino, alla Scolastica, al metodo dialettico -
elaborato nella tecnica della quaestio -, ai grandi sistemi
filosofici del Duecento e del Trecento, di cui furono protagonisti
alcuni fra i pi grandi pensatori dell'Occidente: Bonaventura,
Tommaso, Scoto, Ockham.
Sembrava essersi realizzato un grande ideale: quello della
comunit dei filosofi, che univa i filosofi greci, arabi e
cristiani, senza differenze religiose, linguistiche o razziali, e
al di l delle rispettive epoche storiche. Questa comunit ideale
venne magnificamente rappresentata da Dante nella sua Commedia
(Inf., quarto, 130-147)

